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La scena è dipinta
Pompeo Randi e il sipario del Teatro Comunale di Cesenatico
di Mariacristina Gori

Pompeo Randi, Mazziere pontificio, 1856 Nel cantiere del teatro comunale di Cesenatico le fonti ricordano la presenza di vari artisti e artigiani, da Girolamo Bellani a Giovanni Canepa; noti come "pittori ornatisti e figuristi", artefici, delle coeve decorazioni destinate al teatro di Cervia (Ravenna). Le scenografie, per contro, furono create dal forlivese Pirro Rota. Quest'ultimo appartenne ad una famiglia di decoratori e, con Antonio Rota, realizzò gli ornamenti per il settecentesco teatro comunale di Forlì. Vittorio Rambelli, infine, originario di S. Giovanni in Persiceto è citato come scultore e a lui fu affidata l'ornamentazione plastica della sala. A questo nutrito gruppo di abili maestri, presenti nella fabbrica fra il 1863 e il 1865, si deve aggiungere l'apporto del pittore Pompeo Randi (1827-1880), che realizzerà il sipario, raffigurante Leonardo da Vinci chiamato a riformare il porto canale di Cesenatico. L'artista può essere definito un eloquente rappresentante della pittura romantica e purista, nonché l'esponente di maggior spicco della creatività e della versatilità dell'arte forlivese della seconda metà dell'Ottocento. La sua precoce scomparsa nel 1880, a soli cinquantatré anni d'età, ha purtroppo bruscamente interrotto la sua instancabile operosità, nel momento nel quale si era maggiormente consolidata la sua fama, non soltanto nell'ambiente romagnolo (a Forlì, a Cesena e, appunto, a Cesenatico), ma anche a Napoli, aTrieste, a Pola (in Croazia) e a Palmanova. Il pittore, nonostante i lunghi soggiorni nell'area friulana e giuliana, in Campania, nel Lazio e in Toscana, mantenne, in ogni modo, un rapporto costante con la Romagna e con la sua città natale. Quest'ultima, nel periodo Neoclassico, aveva assistito al consistente ampliamento del proprio orizzonte figurativo, quando all'inizio dell'Ottocento, a Forlì si segnalava la presenza di alcune opere, di straordinaria qualità, create dal pennello di Felice Giani e di ben tré capolavori di Antonio Canova. Dopo la Restaurazione, al contrario, soprattutto attorno al terzo e al quarto decennio dell'Ottocento la città appariva "un poco afona". Una maggiore vivacità si ebbe appunto poco oltre la metà del secolo, grazie al consistente apporto dell'operosissimo Pompeo Randi. L'artista, dopo aver ricevuto i primi rudimenti da Callimaco Missirini e da Giuseppe Rambelli nel ginnasio cittadino, effettuò soggiorni di studio presso le Accademie di Firenze, di Venezia e di Roma. Grazie al contatto con questi ambienti culturali, il pittore riuscì a rinnovare il proprio linguaggio all'insegna dell'affascinante poetica del Romanticismo italiano. Mostrò, in questo modo, di prediligere il revival, attingendo, soprattutto alla tradizione pittorica emiliana del Seicento, individuando i propri modelli nei Carnicci e nello straordinario repertorio di Guercino e di Guido Reni.


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