Pompeo Randi e il sipario del Teatro Comunale di Cesenatico
di Mariacristina Gori

Nel cantiere del teatro comunale di Cesenatico le fonti
ricordano la presenza di vari artisti e artigiani, da
Girolamo Bellani a Giovanni Canepa; noti come "pittori ornatisti
e figuristi", artefici, delle coeve decorazioni destinate al teatro di Cervia (Ravenna). Le
scenografie, per contro, furono create dal forlivese
Pirro Rota. Quest'ultimo appartenne ad una famiglia
di decoratori e, con Antonio Rota, realizzò gli ornamenti per il settecentesco teatro comunale di Forlì.
Vittorio Rambelli, infine, originario di S. Giovanni in
Persiceto è citato come scultore e a lui fu affidata
l'ornamentazione plastica della sala.
A questo nutrito gruppo di abili maestri, presenti nella
fabbrica fra il 1863 e il 1865, si deve aggiungere l'apporto del
pittore Pompeo Randi (1827-1880), che realizzerà il sipario, raffigurante Leonardo da Vinci
chiamato a riformare il porto canale di Cesenatico. L'artista
può essere definito un eloquente rappresentante della
pittura romantica e purista, nonché l'esponente di maggior
spicco della creatività e della versatilità dell'arte
forlivese della seconda metà dell'Ottocento.
La sua precoce scomparsa nel 1880, a soli cinquantatré
anni d'età, ha purtroppo bruscamente interrotto la sua
instancabile operosità, nel momento nel quale si era
maggiormente consolidata la sua fama, non soltanto
nell'ambiente romagnolo (a Forlì, a Cesena e, appunto,
a Cesenatico), ma anche a Napoli, aTrieste, a Pola
(in Croazia) e a Palmanova.
Il pittore, nonostante i lunghi soggiorni nell'area
friulana e giuliana, in Campania, nel Lazio e in Toscana,
mantenne, in ogni modo, un rapporto costante con
la Romagna e con la sua città natale. Quest'ultima, nel
periodo Neoclassico, aveva assistito al consistente
ampliamento del proprio orizzonte figurativo, quando
all'inizio dell'Ottocento, a Forlì si segnalava la presenza
di alcune opere, di straordinaria qualità, create
dal pennello di Felice Giani e di ben tré capolavori di
Antonio Canova. Dopo la Restaurazione, al contrario,
soprattutto attorno al terzo e al quarto decennio dell'Ottocento
la città appariva "un poco afona". Una
maggiore vivacità si ebbe appunto poco oltre la metà
del secolo, grazie al consistente apporto dell'operosissimo Pompeo Randi.
L'artista, dopo aver ricevuto i primi rudimenti da
Callimaco Missirini e da Giuseppe Rambelli nel ginnasio
cittadino, effettuò soggiorni di studio presso le
Accademie di Firenze, di Venezia e di Roma. Grazie al
contatto con questi ambienti culturali, il pittore riuscì a
rinnovare il proprio linguaggio all'insegna dell'affascinante
poetica del Romanticismo italiano. Mostrò,
in questo modo, di prediligere il revival, attingendo,
soprattutto alla tradizione pittorica emiliana del Seicento,
individuando i propri modelli nei Carnicci e nello
straordinario repertorio di Guercino e di Guido Reni.