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La scena è dipinta
La scena è dipinta
di Claudio Ceredi
e Orlando Piraccini


Facciata del teatro in una cartolina di inizio '900 Con l'installazione del nuovo velario si conclude un percorso di lavoro avviato due anni or sono, in coincidenza delle celebrazioni per la ricorrenza dei cinquecento anni dal viaggio in Romagna di Leonardo da Vinci risalente all'estate del 1502.
Fu allora che, con le altre iniziative promosse localmente per ricordare il soggiorno di Leonardo a Cesenatico (rammenteranno senz'alerò i lettori la grande mostra con gli studi vinciani e la rassegna delle "tende al mare" ispirate alla "Gioconda" e ad altre celebri opere dell'artista), si fece concreta la possibilità di risarcire il teatro comunale di un importante apparato scenico, rappresentato dallo storico sipario che raffigurava Leonardo da Vinci nell'atto di illustrare al Valentino i suoi progetti riguardanti il portocanale di Cesenatico in un contomo di notabili e di marinai del luogo.
Andato purtroppo perduto già negli anni che seguirono il secondo conflitto bellico, del grande telone dipinto dal pittore forlivese Pompeo Randi rimangono traccia e memoria in alcuni rari documenti iconografici e riproduzioni fotografiche d'epoca: una solida base conoscitiva, insomma, sulla quale si è potuto fondare uno specifico piano di lavoro per la realizzazione di una nuova scena teatrale ad immagine di quella storica.

E' iniziato così un lungo periodo di verifica e di studio sui criteri e sulle metodologie esecutive di un'opera resa oltremodo ardua dalle dimensioni del dipinto misurante oltre 5 metri in altezza e 10 in larghezza, ma verso la quale già avevano mostrato un particolare interesse i giovani allievi delle Accademie di Belle Arti di Ravenna e di Brera impegnati a realizzare per Cesenatico le tende al mare ispirate a Leonardo da Vinci. Una concreta intenzione di procedere alla "ridipintura" della grande scena di Pompeo Randi è stata infine manifestata dal Corso di Scenografia dell'accademia milanese.

E dunque a Brera, nell'autunno dell'anno scorso, hanno iniziato il loro difficile e faticoso lavoro Giulia Galli, Paola Galli e Stefania Lomi sotto la guida esperta del professor Castone Mariani, con l'obiettivo sì di riproporre la pittura originale nel suo aspetto generale, ma con le varianti suggerite da una diversa funzione del "telone" nel teatro di oggi, non più come sipario, ma piuttosto come velario: di qui, in particolare, l'eliminazione di comici e fregi ornativi d'inquadramento della scena, tipici dei sipari ottocenteschi, onde garantirsi un più flessibile e diretto innesto nell'impianto attuale del palcoscenico; come pure lo stesso "abbassamento" dei toni cromatici rispetto a quanto risulta dai documenti iconografici riferiti all'originale del Randi ha inteso favorire un più calibrato rapporto con il contesto ambientale odierno della sala in parte privata dell'elegante impianto decorativo ottocentesco.

Così, in forma di velario con il suo intatto e suggestivo carico di storia e di memoria leonardesca, si presenta ora a noi l'antico sipario che il tempo e l'incuria dell'uomo avevano inesorabilmente cancellato dal teatro di Cesenatico. Ed è grazie alle straordinarie capacità interpretative ed alla perizia tecnica dei suoi autori, che possiamo recitare oggi: "la scena è dipinta".

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