Introduzione
di Roberto Roda
Ogni anno nei miei viaggi faccio sosta a Procopia e prendo alloggio nella stessa stanza della stessa locanda.
La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui si arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso.
Italo Calvino "Le città invisibili".
Per descrivere i momenti quando troviamo il tempo e la voglia di richiamare i ricordi usiamo a volte, con enfasi letteraria, l'espressione "percorrere i sentieri della mernoria". È un modo di dire estremamente interessante perché evidenzia il legame che unisce i processi memoratori al dato spaziale. I ricordi sono, infatti, intimamente legati all'organizzazione dello spazio vissuto e in particolare agli spostamenti significativi che in esso hanno luogo. Valga, qui, un'esperienza personale. Il mio primo infantile e, invero, assai confuso ricordo di Cesenatico risale grossomodo alla metà degli anni cinquanta: si tratta di una carozzella a cavalli che dalla stazione ferroviaria, dove ero giunto con i miei genitori, si inoltra nei viali alberati della cittadina romagnola perdendosi là dove il ricordo svanisce. Qualche anno più tardi la memoria moltiplica i percorsi e li rende più definiti: su tutti predomina un itinerario quotidiano che dal Bagno Ferrara mi conduceva lungo il viale Bologna, alla vena Mazzarini e al delfinario e, oltre, verso la casa dei Bisacchi che ospitava la mia famiglia.