Il Garibaldi di Cesenatico

L'intervento edilizio che ha riguardato Cesenatico, con la fonnazione dello spazio di piazza e l'inserimento del monumento intitolato a Giuseppe Garibaldi, va ricondotto a quel processo di nazionalizzazione degli aggregati urbani in ambito romagnolo che, avviato fin dall'età napoleonica, si è prolungato fin nel secondo Ottocento. Si assiste, nel breve volgere di alcuni decenni, prima e all'indomani dell'Unità italiana, ad un mutamento progressivarnente sempre più profondo del volto esteriore della città, e questo in forza di nuovi strumenti di progettazione, di verifica e di controllo pubblici da parte delle singole amministrazioni sulle attività edilizie. Se il fenomeno, nel suo complesso, e a livello delle singole realtà cittadine, e quindi anche della realtà cesenaticense, risulta oggi sufficientemente indagato, un qualche cuneo d'ombra insiste su taluni tratti peculiari resi manifesti dai mutati indirizzi di politica edilizia, come quelli che oggi si è soliti ricondurre alla sfera del cosiddetto arredo urbano. Eppure, alla funzione precipua di pubblico servizio che regola la nascita di nuovi spazi urbani, piazze, giardini, parchi, e di nuove architetture, fori annonari, pescherie, teatri, palazzi civici, si collega un diffuso 'senso del decoro' che si concretizza attraverso appositi regolamenti amministrativi, con precisi vincoli per le stesse opere di abbellimento degli edifici privati. Si afferma l'ornato, dunque, non come emergenza di un puro valore estetizzante, ma come un elemento contestualizzato, e non complementare al tessuto urbano.