Presentazione
di Giorgio Calisesi

L'avvenimento che più ha inciso nel tessuto sociale di Cesenatico è legato all'epopea garibaldina: nella notte tra l'l e il 2 agosto 1849, Garibaldi, alla testa di circa 200 uomini (fra i quali spiccava la nobilissima figura di Ugo Bassi), dopo un'epica ritirata iniziata a Roma, nell'estremo tentativo di trovare legni sui quali imbarcarsi per raggiungere Venezia che ancora resisteva all'assedio austriaco, arrivò a Cesenatico. Fu una sosta di poche ore: il tempo necessario per procurarsi qualche rifomimento, per dare un po' di ristoro ad Anita morente, e imbarcare sè e i suoi compagni su 12 bragozzi e una tartana. L'episodio andrà ben al di là della cronaca storica, rimarrà nel costume locale: non a caso, la sola vera festa del paese è quella di "Garibaldi" - cioè la festa che annualmente cade nella prima domenica di agosto proprio in ricordo dello storico avvenimento. Garibaldi assurgerà infatti a figura di eroe eponimo del paese, di "santo laico" e, perchè no, anticlericale. Nel 1884 gli venne eretto il monumento che campeggia nella piazza principale (in proposito, è da sottolineare come nelle deliberazioni del Consiglio Comunale, l'Eroe dei due mondi sia sempre chiamato "Generale del popolo"). Tutto ciò si inserisce nella tradizione mazziniana della Romagna. Infatti, fino a qualche tempo fa potevamo assistere a un rito che a molti può far sorridere, ma che ha ancora il suo pieno significato: il corteo funebre di qualche vecchio repubblicano, preceduto da una banda musicale compiere un giro completo attorno al monumento di Garibaldi, estrema testimonianza di una fedeltà che vuole andare oltre la morte.